Parla Roberto Imbimbo: sempre più professionalità.

Questa sera Daniele Muraro intervista il Responsabile della Scuola Calcio Roberto Imbimbo.

Buonasera Roberto, iniziamo subito con il parlare di Roma Academy, cosa significa far parte della Roma Academy, parlaci del progetto AS Roma, i vantaggi che comporta essere una loro Academy e soprattutto di come la AS Roma valuta il nostro operato.

Anche quest’anno essere parte delle Roma Academy per noi è stato un vanto e fonte di un nostro importante arricchimento sotto il punto di vista  dell’aspetto tecnico e comportamentale. La AS Roma ha un grande progetto, che anno per anno migliora sempre di più, noi ci siamo sposati perfettamente con il profilo e il pensiero dei Giallorossi, a dire la verità non si distanziava poi così tanto dal nostro pensiero iniziale.

Che tipo di allenamenti vengono proposti ai bambini?

Gli obiettivi sono di migliorare sotto tutti gli aspetti, questo è frutto di un lavoro su tutto lo staff, passando per Responsabili, Dirigenti, Istruttori e ragazzi stessi.

Quale aspetto della formazione del ragazzo(tecnica, regole del gioco, stare in squadra ecc…) viene ritenuto il più importante per chi si approccia per la prima volta al mondo del calcio?

Per un bambino che per la prima volta si affaccia al mondo del calcio, l’aspetto determinante è fargli amare questo sport, con situazioni divertenti ma sopratutto il rispetto delle regole e condividere un gioco, quindi un aspetto sociale, rispetto reciproco per saper stare in mezzo agli altri. Aspetto comportamentale che deve essere costruito già dai primi anni, in parole povere, lavorare prima sull’uomo che si sappia comportare in modo adeguato nella vita.

Uno dei leit motive delle interviste dei giocatori che sono riusciti ad emergere nel calcio professionistico riguarda il fatto che la loro prima palestra per imparare a giocare a calcio fosse la strada o l’oratorio. Quali sono i pro e i contro di aver invece una Scuola Calcio?

È vero, alcuni aspetti sociali e motori prima si apprendevano in strada o a scuola. Ora sono cambiati i tempi, soprattutto i genitori, sempre più oppressivi, diciamo iperprotettivi, Nella scuola calcio si prova a reinserire quegli aspetti che ormai i ragazzi non possono più apprendere in strada o all’oratorio, quindi vedo la Scuola Calcio uno strumento importantissimo. Secondo l’unico contro, se vogliamo chiamarlo così, la strada a livello caratteriale ti forgiava molto di più, per il semplice motivo che non c’era nessuno che ti tutelava se non te stesso.

Cosa pensa della realtà biancorossa? In cosa potrebbe essere migliorata, vedendola da dentro?

È una realtà molto importante ormai, ogni anno si fanno passi avanti sotto tutti gli aspetti. Se devo dire cosa potrebbe migliorare è l’aspetto professionale, la società cresce e professionalmente anche noi dobbiamo crescere. Non è più sufficiente la persona che veniva in struttura solo per divertimento e perché gli piacciono i bambini, penso che quest’esperienza bisogna viverla sempre di più in modo professionale e impegnativa.

Immagini di essere un allenatore di una squadra professionistica in cui possano giocare solo under 25. Quale idea di calcio proporrebbe ai suoi giocatori?

Mi piacerebbe proporre situazioni stimolanti e divertenti, un calcio propositivo, divertente. Il giocatore di calcio è un eterno bambino, e penso che con delle proposte divertenti trovi più soddisfazione nel giocarci.

Concludiamo con una domanda sull’essere Centro Federale Territoriale per il secondo anno, e tracciando gli obiettivi per la prossima stagione.

Confermato il Centro Federale Territoriale, per noi è motivo di orgoglio. A livello formativo è importantissimo, perché i nostri istruttori possono confrontarsi sempre con idee innovative e moderne, e di conseguenza anche i nostri ragazzi possono migliorare.

Chiudo l’intervista ringraziando la Famiglia Gaglio che riserva energie e disponibilità economiche. A breve ci saranno delle grandi novità per quanto riguarda la struttura che ci permetteranno di usufruire dell’impianto in maniera sempre più confortevole.

 

Intervista a cura di Daniele Muraro 

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